PROJECT

INHABITS – Milano Design Village

L’esposizione della Milano Design Week dedicata alle moderne soluzioni per abitare lo spazio urbano e domestico.


Ispirato alle Esposizioni Universali, e in particolare alle Triennali di Milano di inizio ‘900, in cui aziende e progettisti mettevano in mostra il meglio della produzione abitativa contemporanea, Inhabits mette a disposizione degli abitanti del futuro soluzioni innovative per vivere lo spazio urbano e suburbano, tra tecnologie, materiali, brands e designers.

INHABITS sarà un villaggio allestito durante il Fuorisalone negli spazi intorno al Castello Sforzesco di Milano, dove si potrà vedere da vicino come cambierà il nostro modo di vivere la città e la casa nel prossimo futuro; si potranno scoprire tutte le novità in termini di tecnologie e soluzioni, incontrare progettisti e aziende, provare con mano prodotti e ammirare vere e proprie abitazioni dotate di tutti i comfort in pochi metri quadri.

Le living units realizzate da studi e aziende italiane ed internazionali saranno le protagoniste assolute dell’esibizione: moduli abitativi spesso indipendenti e facili da costruire e trasportare, laboratori di sviluppo dove aziende e progettisti hanno l’occasione di creare soluzioni innovative in diversi campi come materiali, tecniche di montaggio, tecnologie per la domotica e l’efficienza energetica ma anche soluzioni di stile per gli ambienti interni che andranno a formare l’urbanistica vera e propria del villaggio.

Oltre le house units INHABITS presenterà anche aziende e progettisti che propongono soluzioni per l’abitare: attraverso una serie di spazi chiamati “satelliti” sarà possibile ammirare da vicino prodotti, allestimenti, tecnologie e soluzioni legate all’ambiente domestico e urbano che siano efficienti, rispettose dell’ambiente e all’avanguardia nel design e nella tecnica.

INHABITS ospiterà inoltre delle installazioni realizzate da alcuni tra gli architetti più importanti al mondo che saranno dedicate a mostre ed eventi e nei quali interverranno espositori ed ospiti in talk tematici, si svolgeranno workshop e open lecture aperte al pubblico secondo un palinsesto che coprirà tutta la design week; un infopoint al servizio dei visitatori sarà in grado di fornire tutte le informazioni necessarie per vivere al meglio l’esperienza che INHABITS offrirà.

INHABITS è anche intrattenimento e spettacolo: all’interno di Parco Sempione e precisamente in Piazza del Cannone infatti si svilupperà l’anima notturna del villaggio, attraverso un’area spettacoli composta da uno stage dove si esibiranno dj e cantanti italiani ed internazionali, accompagnati da installazioni luminose e uno spettacolo di luci e proiezioni realizzato da artisti del light design che illumineranno il parco durante le serate della Milano design week 2018. Di fianco al parco area bar/ristoro attiva dal mattino fino a chiusura.

P.zza Castello e Parco Sempione sono il cuore di Milano, passaggio obbligato per i turisti da tutto il mondo ma anche per i visitatori della design week milanese.

INHABITS torna a proporre una grande mostra a cielo aperto nel cuore della città, in quegli spazi teatro delle storiche esposizioni triennali dove si sono misurati i più grandi progettisti del passato. Una scelta che vuole ricordare la storia, requisito indispensabile per raccontare il futuro, ma che è anche l’intenzione di stare nella città a contatto diretto con la realtà dei suoi spazi e dei suoi abitanti, per scoprire le novità che cambieranno il nostro modo di vivere domani.

INHABITS, andando a ridefinire il nuovo vivere attraverso le tiny house secondo un modello di città del futuro,  ripensa anche allo spazio in cui queste dovranno inserirsi, alla loro connessione non solo in termini fisici ma anche psicologici e relazionali. Rimane infatti centrale un cambio di paradigma nella concezione dello spazio pubblico, non più limitato a spazi interstiziali o piazze vuote di contenuti ma luoghi che stimoli ed incoraggi all’interazione e allo scambio.


17-22 Aprile | Milano | Piazza Castello | P.zza del Cannone | Parco Sempione
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L’abitare, in un secolo di evoluzioni e paradossi, si è trasformato, passando da permanente e definitivo, a nomade e poliedrico: un abitare in grado di sopperire a necessità di comfort e tecnologia sempre più elevate, e allo stesso tempo di adattarsi a situazioni estreme di bisogno, legate a dinamiche migratorie e di crisi climatiche. Enorme stimolo per la ricerca e la sperimentazione, il periodo storico contemporaneo fornisce scenari di progetto in cui l’architettura è chiamata a svolgere il proprio ruolo di innovatrice e problem solver.

Ciò ha portato l’abitazione a diventare flessibile, capace di modificarsi a seconda delle necessità, di crescere e svilupparsi in ambienti diversificati attraverso tecniche costruttive innovative e materiali intelligenti. E’ inoltre diventata connessa, inserita in un tessuto tecnologico complesso di cui compone un tassello in grado di fornire feedbacks: un sensore utile all’organismo smart city per modificarsi e aumentare la propria consapevolezza e stato di salute.

Le minuscole case sfidano la mentalità generale della nostra società occidentale affermando che “less is more”, portando a riconsiderare ciò che i nostri bisogni umani (fisici, emotivi, spirituali) sono realmente. Di quanto spazio hai veramente bisogno? In che misura le tipiche sistemazioni abitative portano all’alienazione nelle nostre comunità moderne? Che peso ha la dipendenza dal tessuto energetico di somministrazione? Cosa siamo in grado di costruire da soli?

Il relativo basso costo della costruzione delle tiny houses rispondono anche vari problemi di vecchia data: i giovani, con il debito e le opportunità di lavoro e retribuzione ridotte, hanno molte più probabilità di potersi permettere una di queste abitazioni. Le città che cercano di alloggiare persone a basso reddito e senza dimora, hanno stringente bisogno di soluzioni abitative dignitose dedicate a chi ha poche risorse. E che, una volta costruite, necessitino di una manutenzione semplice e diretta.

In un momento in cui sta diventando sempre più chiaro che dovremo ripensare radicalmente la nostra società o subire le conseguenze del cambiamento climatico, le tiny houses offrono una piattaforma per soluzioni creative e nuovi valori: il lento abbandono della vita rurale, perfettamente inserita all’interno dei tempi e dei cicli naturali, ha generato la nascita di nuovi habitat: progettare non più per l’inurbamento umano alla conquista dello spazio naturale, ma per ripensare lo spazio urbano e la sua complessità (la giungla di cemento) e allo stesso tempo, ri-vedere l’ambiente naturale sotto occhi contemporanei, come ostile ed estremo, dovuto a necessità socio-economiche e migratorie, piuttosto che l’ambiente prescelto per la creazione di comunità.

Allo stesso modo è la figura dell’abitante ad essersi modificata: la vecchia concezione di nucleo abitativo stabile è andata via via perdendosi, per una congiunzione di elementi di carattere sociale e di emancipazione della persona. Così, allo stesso modo, l’architettura si è emancipata, allontanandosi da visioni utopistiche di pianificazione urbanistica, per passare a dinamiche fluide e camaleontiche. Lo sviluppo di tecnologie e materiali la ha allontanata dalla staticità che la contraddistingueva, facendo nascere soluzioni modulari, componibili ed in grado di adattarsi all’ambiente circostante, per nuclei abitativi che oggi spaziano dal singolo a micro-comunità.